La cronaca 2001

Vocazione anno III

 

di Ivan Groznij Canu

 

In principio – erano le iscrizioni.

 

Ogni anno, lo sappiamo, funziona così/ due mesi di stillicidio stitico in cui giungono due o tre domande al giorno, poi, l’ultima settimana, l’ansia performativa dell’italico ventenne si sprofonda nella nostra redazione e sprofonda noi nel caos cartaceo. Oltre a 160 domande di partecipazione ci hanno affollato, per non dire ( ma diciamolo!) delle telefonate quotidiane con ogni sorta di quesiti. Una per tutte, la mamma che vuole iscrivere la figliola quindicenne e, al diniego per non raggiunti minimi di età, chiama in soccorso alla sua perorazione la famiglia tutta, dal babbo allo zio. Un fotogramma di Bellissima, sente il solo “sor Blasetti”, ma il resto calzante a pennello. Mamma e papà di ogni dove che avete figli in età di piccoli fans, un appello: aspettate che compiano il diciottesimo anno.Sempre libero degg’io – Ho voluto seguire dalla parte della giuria, quest’anno, i tre giorni di preselezione che hanno smaltito gli autodidatti e iscritti a corsi e seminari di recitazione, provenienti dallo stivale tutto, isole comprese. Sul piccolo palcoscenico del Teatro Libero s’avvicendano gli aspiranti alla selezione. Confesso l’uso spregiudicato che s’è fatto della mannaia, per sfoltire il congruo numero di oltre 120 provinanti e ammetterne uno più esiguo, 16, alla seconda selezione. Il cliché delle audizioni si ritrova ogni anno: un tripudio di brechtiane mogli ebree e di Giuliette, la Rame dello stupro ma anche dei più brillanti monologhi, Il diario di Eva avanti a tutti. Mentre non mi stupirò mai abbastanza del coraggio o spudoratezza forse, che spinge molte giovanissime a misurarsi col monologo di Masha dal Gabbiano di Cechov, e soprattutto pronunciare la drammatica sentenza “Tu non sai cosa significhi non saper recitare!” , senza sentirsi vagamente autolesioniste. Quest’anno ha furoreggiato anche la perfida marchesa du Merteuil di Laaclos, anche se Giulietta la fa da padrona senza tema di smentite. Timida e piccina, le presta un volto fresco e splendente la giovanissima Monalisa Verhoven, che la giuria ha voluto portare fino agli applausi del pubblico nella serata finale al Teatro Litta, omaggio al candore. Verve e Romagna nella Valeri rivista da Angela Ricciardi, che forse l’inesperienza fa muovere troppo al di spora della righe, mentre una forte sicilianità trabocca dalla Santuzza della milanese Roberta Picciuto. Certo, resta un’espressione di sconsolante medietà , senza che si intraveda il talento destinato ai riflettori. Pure, un guizzo ci giunge da Napoli con una vera e propria “ditta”: i fratelli Schiano Lomoriello con drammaturgo – attore al seguito. Un terzetto di trascinante simpatia che, mi confessano nel foyer del Litta qualche giorno dopo, nel numero trova la sua forza. Sono arrivati sulla Mercedes anni ’50 del babbo, a gas. Sorella e amico drammaturgo attendono che il fratello Giampiero ci faccia lacrimare dal ridere con l’esilarante Telefonata di Ruccello, pezzo di comicità che gli vale una delle menzioni della giuria… Accompagnata dalla sodale e sorridente mamma, Tania Benazzo risolleva le sorti delle audizioni con un estroso Petrolini e la leggerezza ironica delle Piccole cose di Benni. Vincitrice della borsa Agus, candidamente domanda: “ Ma ‘sto Agus, chi è?”. No, insomma, visto che le hanno assegnato un premio in suo onore è il caso di informarsi per evitare brutte figure. Si prova a rammentarle i duetti con Vianello, i film. Niente. Finalmente ci viene in soccorso Fracchia, di cui Gianni Agus era il caustico capoufficio. Beata televisione che fu!I tre giorni del Litta – E’ la volta degli allievi delle scuole nazionali, gli eredi dei Gassman e Randone, Lavia e Orsini, Proclemer e Falk…magari. Impossibile non ghignare per la profusione augurale di “merda, merda” che i candidati si porgono a vicenda, con l’aria di usata normalità che altri destinano al “buongiorno come va e in famiglia tutti bene”. E’ il piacevole riscontro dei tic e delle manie di tradizione. Due allievi del Piccolo Teatro, alle porte del Litta già dalle 9:00, mi chiedono se possono vedere il palco dove faranno l’audizione. Quindi, con piglio d’usata e speciosa professionalità, danno il via al repertorio di fonemi e gargarismi, spizzicano training e yoga. Se la tirano, insomma. Ma, almeno per tre giorni, il luogo e l’occasione dan destro. Dei due, Simone Toni fa il suo esordio con gassmaniana audacia rutilando l’Ulisse dantesco, ma è con il Risveglio di primavera che s’è meritato l’appellativo di “Onan il Burbero”, dopo che furbesco e smargiasso simula un orgasmo davanti a una foto. Vabbé il risveglio ormonale, ma è metà giugno e fa caldo. Leit motiv delle scelte maschili quest’anno pare essere l’anima nera di Gloucester. Chi lo fa gibboso e infido, chi s’ammanta e s’incorona, declamante sotto sfondo di Carmina Burana, chi, invece, mormora l’inverno del proprio scontento con sigaretta in bocca e mani in tasca, come fa Biagio Forestieri con aria da Marlon del salernitano. Introspettivo ma di bella presenza e calibrata voce baritonale, meriterà anche lui una menzione speciale. Da Tomsk giunge Marianna per recitarci Gogol in russo e una Giulietta dallo spiccato accento: “ Oh, Ramìo, Ramìo pierché sei te Ramìo?”. Spiazzante candore. Non è mancato Eduardo, nella vivace Napoli milionaria di Mercedes Martini né l’intensità del Nost Milan di Bertolazzi che Nicole Vignola, scuola del Piccolo, ha dedicato a Gianfranco Mauri. Con aria furbetta s’insinua il triestino Adriano Braidotti, pelo fulvo e agili membra prestate al nevrotico Arthur di Ayckbourn e al guizzante Puck del Sogno. Lo rivedremo, mascherina e bretelle nere, ricevere il Premio come miglior interprete maschile. Di registro diverso, ma parimenti meritorie al punto da far risolvere la giuria per un ex-aequo per l’interpretazione femminile Cinzia Spanò e Sara Zoia, la prima con un’intensa e drammatica Yerma, la seconda nei panni della casalinga reclusa in casa dal marito e dialogante con la dirimpettaia, in puro stile Fo-Rame. Ricchi (?) premi e cotillons – Si spengono le luci, tacciano le voci e, come già gli altri anni, la serata conclusiva della maratona attorale viene introdotta dal presidente della giuria, Ugo Ronfani e animata dai giurati più giovani, Claudia Cannella e Corrado d’Elia. Il Premio Hystrio alla drammaturgia vien consegnato dal direttore del Litta, Gaetano Callegaro al simpatico Roberto Cavosi, reduce più che da fatiche scrittorie, dall’ubriacatura per lo scudetto romanista. Ci aveva promesso ma gag di cantarci l’inno, ma l’ufficialità lo ha inibito. Peccato. Anche perché molto pacato e assai partecipe dell’occasione si dimostra Giorgio Pressburger, che ritira il Premio Hystrio Altre Muse per conto del Mittelfest e pare gradire assai l’occasione di parlare alla platea riunita. A ravvivare l’ambiente ci pensa un prodigio del nostro teatro, l’ottuagenario Gianrico Tedeschi che sale sul palco su invito di Monica Conti, Premio Hystrio alla regia, che lo ha diretto nello splendido Minetti e con piglio di chi la sa lunga ma non la vuol menare troppo a lungo, racconta un aneddoto sulla sua vocazione teatrale e i provini con i quali è iniziata la sua lunga e generosa carriera. Ubi Maior… Ecco, a chiusura di serata, una vivace e strepitosa Maddalena Crippa, recita un ruvido e taglente Testori da Sboom! Spettacolo di prosa e canzoni diretto da Cristina Pezzoli. La serata si chiude e la platea si riversa nel foyer, gettando l’amor per la scena in rigeneranti tramezzini, bibite fresche e corroborante Vermentino di Gallura. E’ il momento delle chiacchere distese, finalmente pacata la tensione, mescolatisi attori e registi, noi “hystrioti”, premiati e invitati, amici e ingredienti liberi nella cornice della mostra fotografica Scattanti in scena, in cui 10 giovani fotografi di scena hanno esposto la loro fotografie nell’originale allestimento concepito dall’artista Andrea Zaccaria e curata da Hystrio.Premio allla vocazione – i vincitoriLa giuria del Premio Hystrio alla Vocazione per giovani attori – che per la terza volta si sovlge al Teatro Litta di Milano, dopo otto edizioni tenutesi a Montegrotto Terme – era quest’anno composta da: Ugo Ronfani (presidente), Liselotte Agus, Marco Bernardi, Ferdinando Bruni, Antonio Calenda, Gaetano Callegaro, Claudia Cannella, Corrado d’Elia, Nanni Garella, Sergio Maifredi e Lucia Vasini.Hanno presentato domanda di audizione 160 aspiranti attori provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno frequentato o frequentano le maggiori scuole di recitazione nazionali o che, provenienti da scuole di formazione locali, o autodidatti, sono stati valutati attraverso preselezioni svoltesi al Teatro Libero di Milano il 14-15-16 giugno. Le selezioni finali, si sono svolte invece il 21-22-23 giugno al Teatro Litta di Milano e la giuria, riunitasi a deliberare ad audizioni concluse, ha ritenuto di dover fermare la propria attenzione sui seguenti candidati: Tania Benazzo, Adriano Braidotti, Biagio Forestieri, Julia Hillebrand, Mercedes Martini, Angela Ricciardi, Giampiero Schiano Lomoriello, Cinzia Spanò, Simone Toni, Monalisa Verhoven, Nicole Vignola, Sara Zoia.La giuria ha deciso, unanime, di assegnare i Premi Hystrio alla Vocazione, consistenti in due borse di studio da tre milioni ciascuna, a tre candidati con un ex aequo nella sezione femminile. Questi i vincitori dell’edizione 2001: Adriano Braidotti, Cinzia Spanò e Sara Zoia. La Borsa di studio Gianni Agus è andata invece a Tania Benazzo.Adriano Braidotti. Con il monologo di Puck dal Sogno di una notte di mezza estate Adriano Braidotti – proveniente dalla Scuola di Teatro di Bologna – ha saputo rendere con estrosa levità, e un felice rapporto fra gestualità e vocalità, l’effervescente natura dell’ameno personaggio delle fèerie shakesperiana; e nel rappresentare l’eccentrico e maniacale Arthur di Confusioni di Ayckbourn, ha confermato di saper disegnare con verve e ironia ruoli non convenzionali di surreale godibilità.Cinzia Spanò e Sara Zoia ex aequo; Uscita dall’Accademia dei Filodrammatici, La Spanò si è presentata interpretando, senza concessioni di maniera, e con efficace tensione interiore, la figura smarrita e tormentata di Yerma dal dramma omonimo di Garcia Lorca; e in un monologo di Simonetta ha dato prova di versatilità anche nel genere umoristico.Sara Zoia, formatasi alla Scuola del Piccolo Teatro, dopo aver dato umana intensità al dramma della moglie ebrea in Terrore e miseria del Terzo Reich di Brecht , ha saputo cogliere con una caratterizzazione arguta, raggiunta con personali mezzi espressivi, la condizione tragicomica di una casalinga prigioniera delle convenzioni familiari e sociali, nel testo Una donna sola di Dario Fo e Franca Rame.Tania Benazzo. La Borsa di studio Gianni Agus, messa annualmente a disposizione dalla Famiglia Agus, in memoria del grande attore, è stata attribuita quest’anno a Tania Benazzo, 19 anni, di Genova, che con un brano tra il nostalgico e l’ironico dalle Piccole cose di Stefano Benni, e nella Canzone delle cose morte di Ettore Petrolini, esilarante pastiche di comiche citazioni parodiate, calembour e ammiccamenti satirici, si è rivelata interprete dotata di verve e di colorite variazioni anche gestuali.La giuria ha ritenuto inoltre meritevoli di segnalazione, i seguenti candidati: Biagio Forestieri, Mercedes Martini, Giampiero Schiano Lomoriello, Monalisa Verhoven e Nicole Vignola.

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