La cronaca 2000

La cronaca della 14a edizione

di Ilaria Angelone

 

 

Possiamo dirlo. Si è conclusa con i fuochi d’artificio la XIV edizione del Premio Hystrio. A Milano, il 23 giugno, la Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini (quella “grande”) era piena: il pubblico non ha lesinato applausi ai protagonisti che si alternavano sulla scena accanto a Claudia Cannella, Albarosa Camaldo e Mario Perrotta, nei panni del “bravo presentatore”, muovendosi fra i “big” e i giovani con eguale disinvoltura. La procedura è ormai consolidata. Gli artisti vengono proposti e premiati da direzione, redazione e collaboratori di Hystrio, mentre tre bandi regolano l’iscrizione alle tre sezioni dedicate ai giovani, attori, drammaturghi e fotografi di scena, poi selezionati da tre giurie qualificate.

Per primi salgono sul palcoscenico i giovani attori, i premiati e i segnalati, che, dopo tre giorni di audizioni, possono finalmente ricevere il premio meritato offrendo al pubblico un piccolo saggio della loro arte. E il pubblico approva. Matthieu Pastore, il giovane vincitore, ottiene quasi un’ovazione con il suo divertente Copi: muovendosi leggiadro sui tacchi, nei panni della madre degenere di Evita Peron. Mentre Emanuele Aita e Mauro Lamantia divertono, il primo con l’umorismo feroce di Urs Widmer e del manager licenziato che sogna la morte efferata del suo “capo”, il secondo col monologo della Scolta dall’Agamennone di Eschilo, recitato con leggerezza e sensibile ascolto dello spettatore. Bravi, anche i tre segnalati a raccogliere l’attenzione del pubblico, Valentina Cardinali con una surreale “caccia alla volpe” scritta da Berkoff, piena di doppi sensi sessuali, la torinese Elena Aimone con il difficile, sofferto monologo pinteriano (da Una specie di Alaska) di una donna che si sveglia dopo 20 anni di coma, e il giovanissimo Daniele Fedeli, stupefacente femminiello, da Occhi gettati di Enzo Moscato. Lui, Daniele, è il più giovane partecipante di sempre: diciotto anni compiuti durante le audizioni, alle quali è arrivato facendosi largo tra i partecipanti delle pre-selezioni.

È il turno dei giovani drammaturghi. Per la seconda edizione, nessun vincitore. La giuria non ha ritenuto infatti nessuno dei testi in concorso nettamente superiore agli altri e pertanto ha assegnato una segnalazione ex aequo a tre autori: Emanuele Aldrovandi, Alessandra Comi e Ana Candida de Carvalho Carneiro, contenti ma non troppo, delle motivazioni che evidenziano anche i nodi problematici dei loro lavori. Ma un premio dedicato ai giovani è anche questo. I loro testi sono stati apprezzati comunque dal pubblico, durante la lettura scenica della sera precedente, curata dalla regista Sabrina Sinatti e interpretata da Giulio Baraldi, Carmen Pellegrinelli, Milena Costanzo e Claudia de Candia.

Claudia Pajewski e Serena Serrani sono le due fotografe premiate pari merito, nella sezione Occhi di Scena. E fa piacere sentire Serena Serrani ringraziare, non solo per il riconoscimento ricevuto, ma soprattutto per un premio dedicato ai giovani professionisti della foto di scena.

Largo ai “big”

Laura Marinoni, da vera diva, prende il centro della scena raccontando del suo quarantennale amore per il teatro. Ha cominciato da bambina, nelle recite che tutti prima o poi facciamo da scolaretti delle elementari, ma lei ne ha fatto una scelta di vita vissuta con amore intenso. E «più passa il tempo e più mi sento leggera» dice ricordando le sue ultime esperienze, e prefigurando quelle che verranno, ma anche notando, con una nota di amarezza, come oggi in Italia non basti essere bravi per lavorare perché il teatro, arte negletta come poche, sopporta più di tutte il peso della crisi (lungo applauso). Antonio Latella non nasconde la sua meraviglia, dice che un premio alla regia non lo ha mai ricevuto e che ne è sinceramente commosso, e ringrazia quanti hanno lavorato insieme a lui, perché il merito del regista – dice – non è mai solitario, viene sempre dal raccogliere il lavoro altrui, degli attori, autori, scenografi… E dai Babilonia Teatri, premiati per il lavoro drammaturgico, apprendiamo la gioia di ricevere tale riconoscimento in una fase importante del loro percorso artistico, giunto a una svolta nella quale intraprenderanno una diversa strada, che partirà con il prossimo spettacolo in preparazione, Pinocchio. Poi, con il Premio Hystrio-Provincia di Milano, il palcoscenico si riempie della straordinaria vitalità dell’Atir e del Teatro Ringhiera, salgono tutti, gli amici dei laboratori organizzati per gli abitanti del Gratosoglio, per i disabili, salgono tutti, bambini compresi che circondano Nadia Fulco mentre legge i ringraziamenti. E gli abbiatesi del Festival Le Strade del Teatro non sono da meno per numero ed entusiasmo.

I pugliesi Teatri Abitati sono le Altre Muse dell’edizione 2012. Una realtà del Sud da imitare ed esportare come modello virtuoso di welfare culturale, dove il teatro è capace di creare avamposti culturali recuperando luoghi dimenticati, riallacciando relazioni, facendo scaturire nuove fonti di energia civile e sociale. Lo confermano i direttori delle compagnie e dei festival pugliesi presenti, da Michele Santeramo a Carmelo Grassi, direttore del Teatro Pubblico Pugliese, capofila del network, ricevendo con una punta di orgoglio il premio, ma anche Silvia Godelli, assessore alla Cultura della Regione, cui si deve il progetto, presente in video con un messaggio raccolto con attenzione da tutto il pubblico.

L’ultima parola alle due collaborazioni di Hystrio, con i festival Castel dei Mondi di Andria e Teatro a Corte di Torino, insieme ai quali vengono assegnati altri due premi. Come compagnia giovane ed emergente, per talento e qualità dei risultati, vincono i Menoventi, coraggioso collettivo proveniente dal fertile terreno emiliano-romagnolo, e Consuelo Battiston, quasi timida nel ricevere il riconoscimento, ringrazia i suoi compagni di avventura non presenti alla serata (sono al lavoro, in residenza a Santarcangelo) senza dimenticare le strutture che li sostengono, istituzioni di una regione che al teatro sembra credere davvero. Colpisce infine il fare da folletto di Duda Paiva, talento folgorante di un originalissimo teatro di figura, che ringrazia ricordando come il suo lavoro sappia produrre piccole e grandi magie, che qualsiasi sguardo e qualsiasi cuore può sentire. La serata si conclude con un arrivederci alla prossima edizione. Non ci rimane che radunarci nel foyer per salutare nuovi e vecchi amici, con cui abbiamo condiviso questa nuova avventura e con cui chiacchierare fino a notte alta.

Antefatto: ma posso cantare anche De André?

Premio Hystrio, tre giorni di audizioni, incontri, spettacoli dedicati ad attori, drammaturghi, fotografi o semplici appassionati di teatro, perché tutti gli eventi sono aperti: lo sono le audizioni, fin dalle pre-selezioni, lo sono le letture sceniche, la mostra fotografica, gli incontri con aperitivo di presentazione dei Festival di Castiglioncello e di Santarcangelo (presenti i direttori di Armunia, Andrea Nanni, e di Santarcangelo, Silvia Bottiroli e Cristina Ventrucci). Una festa di tre giorni dedicata al teatro.

Per me, per la prima volta “dall’altra parte” del Premio, ossia nella macchina organizzativa, anche tre mesi di email, telefonate, contatti, ricerche, la scrivania sommersa da 82 buste (tutti si iscrivono all’ultimo momento) contenenti i testi dei partecipanti al concorso di drammaturgia e poi l’autore che chiama 4 volte al giorno per sapere se il suo testo è arrivato, quando verrà letto e «mi chiamerete anche in caso di esito negativo?». La giuria che si scambia i manoscritti, per ritrovarsi intorno a un tavolo a discuterne, fino a notte fonda, i commenti puntuali, riga per riga, pagina per pagina, lo stile, il linguaggio, la scelta della storia, dei temi, ogni giurato con attenzione puntigliosa a confrontarsi con gli altri. E infine lo stupore nello svelare i nomi, associandoli ai testi che i giurati avevano letto anonimi. E gli attori? Appena sgomberata la scrivania delle 82 buste drammaturgiche e la redazione è già invasa dalle loro schede di iscrizione (per fortuna qui c’è il supporto di Cecilia, Tommaso e Riccardo, tre volontari giovanissimi ed entusiasti): tra preselezioni e selezioni sono 131. E non sono da meno degli autori. Si iscrivono poi chiamano e chiedono di tutto: posso rielaborare il monologo, posso accompagnarmi con una musica, quanto dura l’audizione, ma posso avere costumi e oggetti di scena, posso portare un amico, e qualcosa di scritto da me? Ma posso cantare anche De Andrè?… Sono pieni di dubbi, di ansie, ma anche di entusiasmo e di speranza. 

 

«Un giocatore lo vedi dal coraggio…»

Teatro Elfo Puccini di Milano, giovedì ore 9,00. All’apertura delle porte d’ingresso sono più o meno tutti lì. Alla finale il clima è diverso. Gli attori sono numerosi (70 gli iscritti) occorre suddividere la commissione in due e fare una giornata di valutazioni preliminare. Ogni commissione vedrà una trentina di candidati su uno solo dei tre pezzi preparati, poi, nei due giorni successivi, coloro che saranno promossi verranno riascoltati su tutti e tre. Ed è allora che arriva il bello. Perché la giuria chiede, interrompe, fa commenti e riflessioni insieme ai candidati, e dalle interazioni qualche scintilla scocca. E produce esiti, comunque indimenticabili.

Sorprende la scelta delle candidate di misurarsi con storie dolorose, di stupro e di violenza, daiMonologhi della vagina allo Stupro di Franca Rame, presentato da Viviana al ritmo martellante del metronomo, con personaggi borderline o di vittime sofferenti (Una specie di Alaska di Pinter, ascoltato in diverse versioni, ma anche Koltès non manca). Qualcuna sa sorridere, per fortuna. La Grimilde di Anna Charlotte, protagonista di un divertente monologo di Benni con una “cattiva” (la regina di Biancaneve) che si vede superata tragicamente dalle moderne e ben più inquietanti forme del male. Come Valentina, con la sua “cavalcata” in compagnia di una bambola gonfiabile di sesso maschile (a lei una segnalazione). O come Monia, che si diverte (e ci diverte) interpretando una scarmigliata Medusa chachacha (la canzone di Vinicio Capossela) trascinando in scena qualcuno dei ragazzi presenti nel pubblico. Ma anche Elena (segnalazione anche per lei) colpisce quando, nella seconda giornata, lega le sue tre prove in una successione senza soluzione, dalla canzone di Connie Francis, ad Annabella Wharton di Wekster, per finire con Una specie di Alaska di Pinter (forse la versione più toccante) che scivola in un’imprevedibile preghiera alla Vergine dalla Figlia di Iorio di D’Annunzio.  

Daniele tutti vogliono vederlo perché è giovanissimo. Propone tre prove davvero sorprendenti, da Moscato (che farà anche alla serata finale) a Bukowski accompagnato dalla chitarra elettrica (e i compagni, nel pubblico, a chiedersi «ma quanti anni ha???»). Ed è bello vederlo interagire un po’ timidamente con le indicazioni dei giurati, di prendersi lo spazio, tutto lo spazio della scena. E ancora, lo spirito lieve e davvero potente di Matthieu, fisico, voce e interpretazione davvero fenomenali (meritatissimo il primo premio). Giulio che trasforma in veneto il toscano del freddo allevatore di maiali di Ugo Chiti (La porcilaia), attratto dalla innocenza animale della moglie del suo fattore. Alessandra, di scuola russa (ha studiato a San Pietroburgo) e la sua donna dell’est tra gravidanza, marginalità e prorompente desiderio di felicità. Giulia, che un bimbo lo aspetta davvero (è al settimo mese) alla quale la giuria chiede un frammento di Mirandolina («provi a rifarla con meno antipatia per il personaggio?», chiede Jurij Ferrini). E ancora la Via Broletto di Sergio Endrigo cantata da Mauro Lamantia (che verrà premiato), svela un’intensità amara e toccante. A Emanuele Aita la giuria chiede un classico, perché in repertorio ha portato solo contemporanei e una canzone dal musical Notre Dame. E lui sfodera un Riccardo III che convince al punto da meritargli il secondo premio. Francesco, due monologhi (e due personaggi) potenti, Romeo e Caligola, sarà sollecitato da molte variazioni: «prova a pensare che non sei davanti al cadavere della tua amata Giulietta, ma nella tua stanza di adolescente, prova a lavorare sul vuoto, sul nulla di Caligola…».

Noi altri, fuori dalla scena, affascinati e curiosi, correvamo indaffarati tra le cose pratiche da fare, stampare i materiali necessari, preparare le schede per la giuria, ascoltare e provvedere alle esigenze di tutti. Ho in mente i giovani volontari, intenti a realizzare video, micro interviste a tutti i protagonisti, per pubblicarle in tempo reale su internet, procurare oggetti, stirare i costumi degli attori per la finale, fare telefonate. C’è una bella energia, un bell’entusiasmo, e alla fine, tutti in sala, ad applaudire ancora per una volta. H

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