La cronaca 2009

Una Vocazione tinta di rosa

di Fabrizio Sebastian Caleffi

Clamoroso? No, non capita quasi mai niente di clamoroso nel sommesso backstage del mondo del teatro. Non clamoroso, però significativo, importante, indicativo è stato il risultato finale dell’edizione 2009: la Giuria, composita e agguerrita, dei Premi alla Vocazione ha deciso di assegnare le borse di studio ex aequo a due giovani attrici, entrambe provenienti dalla Scuola Strelher, mentre il Premio Pieve è andato alla Occhini (Elisa di nome, cognomen omen) e di destinare due delle quattro segnalazioni ad altre due ragazze, una delle quali ugualmente formatasi al Piccolo Teatro di Milano. Insomma, solo due segnalazioni (di cui una a un neoiscritto alla Scuola del Piccolo): nessun maschietto, dunque, si esibirà nel suo monologo sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti. Un tempo, in tempi infelici, solo agli uomini era consentito recitare e quindi ricoprivano anche i ruoli femminili (s’è visto un revival nel recente, deludente Mercante di Venezia british). Se l’inversione di tendenza portasse a un teatro contemporaneo al 99% femminile anche per i ruoli maschili, l’effetto generato porterebbe a un neorinascimento teatrale. Sarebbe, comunque, certamente, una stagione felice. «All’uomo è necessaria molta intelligenza per non restare, con uguali qualità, sensibilmente inferiore alla donna», André Gide.

La vie en rose – Spinosa è intanto la questione dell’apprendistato teatrale e cosparsa di petali soltanto per le Quote Rosa, qualitativamente più qualificate della pur numericamente prevalente sezione maschile. Il fenomeno presenta aspetti contraddittori. Ma cominciamo, come si suol dire, dal principio. Cioè, dalle pre-selezioni, prendendo a campione la tappa milanese (Roma, Firenze, L’Aquila e Genova le altre sedi) presso la sede di Teatri Possibili, nostro partner nell’organizzazione della maratona delle pre-selezioni. A Milano si sono messe in luce l’algida fisicità, insieme seduttiva e timida, di una Salomè sado-maso fai-da-te, anche “cognata casalinga” del sempre gettonato drammaturgo quebecchese Michel Tremblay (chi non vorrebbe imparentarsi anche indirettamente con lei, la veronese immune dal sindrome di Giulietta Anna Paola Leso?), Miss Gibbon, al suo secondo tentativo, con un Gaber aggressivo, un Beckett vittoriano e un Brecht ben lontano dal canone di via Rovello, a cui consiglieremo di radicalizzare l’eccentricità e una Christina Ricci milanese che sbaglia puntualmente repertorio, la ventunenne Silvia Altrui, dalle chances ancora tutte intatte, tutte da giocare. Apprenderemo che, cedendo a consigli non proprio appropriati, ha rinunciato a presentare una sua Sarah Kane. Sul fronte maschile, promossi un bizzarro seguace inconsapevole del teatro patologico, due maturandi coraggiosi e pochi altri dalle manifeste buone intenzioni. Nel complesso, il livello è parso mediamente accettabile, senza vistosi picchi di originalità, né cadute nel velleitarismo inattendibile. Ma, inversione di tendenza rispetto alle edizioni precedenti, scarsi segnali di competitività degli “anomali” rispetto agli accademici, che accedono direttamente alla finale senza passare per la pre-selezione.

Di qua e di là da Pieve – …ci stavano osterie (eccellenti). Il round ligure ha visto, come già avvenne l’anno scorso, la giuria pre-selettiva in deliziosa e deliziata trasferta a Levante, in quel di Pieve Ligure il 5 e 6 giugno, accolti dalla squisita ospitalità delle autorità locali – menzione d’onore all’assessore alla cultura Sandra Gatti, al vice-sindaco Claudio Culeddu e al sindaco Adolfo Olcese – che hanno letteralmente adottato il drappello degli emozionati candidati. Ammorbiditi dal clima da ferièe gourmand, i giurati hanno lavorato in scioltezza e non hanno faticato a individuare nella già citata Elisa Occhini, vent’anni e poco più, da Genova, la destinataria naturale del premio d’incoraggiamento, promosso dal Comune di Pieve Ligure e da Teatri Possibili Liguria, per la sua padronanza di mezzi espressivi, che la predispone a un futuro di soddisfazioni. Ulteriore scrematura degli aspiranti attori da promuovere al girone finale di qualificazione: promossi 11 su 20. Da segnalare, tra le escluse le lacrime comprensibili e non patetiche di una biondina, Jessica Bruni dall’ossimoro nel family name e la non meno giustificata delusione di una brunetta grintosa. Alle due giubilate va ricordato che le conseguenze di una promozione o di una bocciatura sono imprevedibili: attente ai segni e, calcisticamente parlando, alle ripartenze. Questo, naturalmente, vale per tutti i concorrenti.

D-days – Si arriva così alle Due Giornate delle Eliminatorie milanesi (18 e 19 giugno), nuovamente ospiti dello splendido Teatro Franco Parenti. Il meccanismo e le modalità della competizione, creata dal generosissimo e sensibilissimo Ugo Ronfani, prevedono la premiazione di due forti individualità e un caloroso incoraggiamento per tutti gli altri partecipanti. Due vincitori e nessun perdente al Premio alla Vocazione. Questa la filosofia condivisa della manifestazione promossa da Hystrio, a cui la storia ha fin qui dato ampiamente ragione. Bene: primo giorno. Un giovedì decisamente sottotono. Confidiamo in un venerdì di autentica passione e non di magro. Siamo subito confortati dal primo candidato, Matteo de Mojana, impeccabile nell’interpretazione di un travolgente Teatro dell’Obbligo di Karl Valentin e calante negli altri due pezzi presentati. Ma veniamo colti dal sospetto che ormai il teatro sia davvero vissuto come “scuola dell’obbligo”, mirante ad altri traguardi a cui la formazione, generalmente, non prepara. In quanto a noi, anzi, a me, considero il teatro un lusso irrinunciabile. Altri notano come la carriera teatrale non sia più appetibile. Colpa, credo, di un diffuso pregiudizio che attribuisce allo spettacolo dal vivo, di per sé carnale, l’obbligo del voto di castità. Si prosegue. Al suo apparire in scena, si nota subito come Silvia Degrandi sia decisamente affascinante e convincente. Si ritroverà in ballottaggio con l’esplosiva Camilla Semino Favro. Nessun interprete maschile si dimostra competitivo. Per loro solo due segnalazioni, a Matteo de Mojana e a Liborio Natali, da condividere per altro con Roberta Calia e Marcella Favilla. Il trend delle pre-selezioni è così ribadito.

La notte prima della premiazione (e della rivoluzione) – Hemingwayanamente assiso al tavolino all’aperto di un cafè sugli Champs Elysèe milanesi, in corso Vittorio Emanuele, annoto qualche considerazione a caldo. Immediata, quindi non mediata. La predominanza formativa del programma didattico della Scuola del Piccolo, diretta da Enrico D’Amato, risulta evidente. Tuttavia, noi che fummo i leoni… e lo siamo ancora e non vogliamo diventare gattopardi. Che tutto muti e non perchè rimanga tutto uguale. Chi si sporge verso la voragine vertiginosa ed esaltante del teatro, si butti. Attento a non buttarsi via. S’iscriva all’albo delle aspirazioni, si scriva o si faccia scrivere il proprio ruolo identificante e non si preoccupi di scritture sicure. Ricordi che abbiamo a disposizione l’eredità inesauribile di Giorgio Strehler, l’irriducibile creatività ronconiana e la geniale irregolarità di Carmelo Bene. Il Grande Triestino di Milano è nume tutelare della Grande Magia, il Genio Leccese ascese alla vetta dopo l’espulsione dall’accademia. Ciascuno sappia individuare il proprio avatar. Faber est suae quisque fortunae, dall’etimo del mio nome. In quanto al collegio giudicante, si prenda l’impegno di preparare la rivoluzione che sta per venire anche se non ha niente da mettersi: nuda si presentò alla ribalta la rivelazione innovativa del Living Theatre. Nello specifico in oggetto, sarà forse il caso di riflettere sul concetto di categoria e di sostituire alla distinzione uomo/donna quella tra East End e Off Off. È importante microfinanziare sia la possibilità di bussare alla porta masterclass sia quella di compiere l’ancora indispensabile gita a Chiasso d’arbasiniana memoria. Oh dear friends, give stage a chance!

Resistere, rifondare, ricostruire – La cerimonia di premiazione di sabato 20 giugno alle ore 21 si apre con l’esecuzione del nostro inno nazionale (l’Internazionale dei Teatranti): L’istrione, dedicata al Presidente Ronfani. Dalle quinte del Parenti, non posso vedere la platea, ma mi piace immaginare che almeno idealmente, le note della chanson siano state seguite in piedi, sull’attenti, la mano sul cuore. E che qualcuno abbia sussurrato, almeno in cuor suo, le parole evergreen di Aznavour. Il direttore Cannella, in elegantissimo, raffinatissimo vintage fiorato, ha appena ricordato, senza tracce di retorica di circostanza, l’insostituibile Ugo. Poi lo staff della rivista compare in scena, saluta e guadagna il parterre du roi, dove siedono premiati di gran prestigio, ospiti di rango, rampolli d’illustri casate, indomiti ribelli, prìncipi immuni dai buoni princìpi, dandies del PdL (il Popolo del Libro, non la sigla politica dello schieramento di maggioranza relativa nella legislatura in corso… e in corso di dissoluzione da delegittimazione). L’impeccabile conduttore, Manuel Ferreira, introduce la passerella dei vincitori. Si respira subito il clima giusto, quello delle grandi occasioni, illuminate dal glitter dell’intelligenza frivola e della frivolezza intelligente. Credetemi: è bello essere qui. Si accettano già prenotazioni per il 2010.

Torniamo alla festa. Eccoli: the winners are… Si passa dal drammaturgo Mario Perrotta al regista Carlo Cerciello, rivelazione, per me, di un’amabilissima personalità neopartenopea, dalla struggente voglia di ricostruzione della delegazione dei Teatri de L’Aquila (l’Aquila tornerà a volare alta) alla mini-performance degli inventori della rassegna Danae Festival, dall’affascinante parata di Puntozero Teatro (Premio Hystrio-Arte e Salute), gruppo che coniuga come solo a Milano si sa fare glam&impegno ai “gemelli del gol”, gli attori Paolo Rossi, un Messi Messia Selvaggio dal dribbling ubriacante e dal magico tocco di satira pungente e Giuseppe Battiston, goleador terrore dell’area di rigore dello show biz con il rigore delle sue interpretazioni.

Tra uno e l’altro, tocca agli, anzi, alle juniores. Nell’ordine, severa e sicura e sfavillante, Serena Degrandi, poi la giubilante e toccante Occhini e la scintillante, rutilante Camilla Semino Favro: per loro un momento di gloria con l’interpretazione, davanti alla sala gremita, dei brani presentati all’audizione: Fleur Jaeggy, Alan Aycbourn e Natalia Ginzburg gli autori. Tra i segnalati, degna di citazione Roberta Calia, 29enne torinese d’autorevole presenza. Dopo tutti, tutti soddisfatti, si va al buffet. Dove, per una volta, non si assiste al consueto, indecoroso, becero assalto, a testimonianza che qui nessuno ha fatto il militare a Cuneo e qualcuno ha fatto le scuole in zona Brera. È il momento simpatico e produttivo in cui si socializza, ci si conosce, si domanda e si risponde. Avendo la convinzione e cercando di ritrasmetterla che vale la pena resistere, rifondare, ricostruire luoghi, occasioni, rapporti, creare relazioni, meglio se pericolose. Yes, we can. And we’ll do it (Italians do it better).

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