Le motivazioni 2013

Premio Hystrio all’interpretazione

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Valerio Mastandrea

 

Una versatilità, quella di Valerio Mastandrea, propria degli autentici “animali da palcoscenico” che, con uguale successo, sanno destreggiarsi fra teatro e cinema. Un segno del destino, forse, l’esordio in contemporanea su scena e set, nel 1993, con La luna e l’asteroide e Ladri di cinema. Sono passati vent’anni e ora il nostro Premio Hystrio, dopo tanti meritatissimi premi cinematografici, vuole ricordare che Valerio ha ormai raggiunto, anche sulle tavole del palcoscenico, una maturità artistica esemplare, in cui si fondono intensità, misura e rigore. Doti che gli consentono di creare personaggi che fondano la loro forza su una semplicità e verità capaci di far scattare sulla scena quella particolare empatia che sempre dovrebbe unire interprete e pubblico. Nel 1998-99 è stato protagonista del miticoRugantino di Garinei e Giovannini e, dopo tanto cinema con registi importantissimi (Scola, Moretti, Virzì, Ozpetek, Giordana, Soldini, per fare qualche nome), ha incontrato, nel 2006, uno dei più brillanti autori e sceneggiatori della sua generazione, Mattia Torre, noto per il film Boris. Da questo sodalizio le sue ultime, magnifiche interpretazioni, in Migliore nel 2005 e in Qui e ora quest’anno, dove incarna da par suo la rabbia e le frustrazioni dell’italiano medio. A lui consegniamo con orgoglio il Premio Hystrio all’interpretazione.

 

Premio Hystrio alla regia

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Massimo Castri

 

Un regista di razza, di quelli scomodi, di quelli che non si acquietano su un testo, ma con un testo al contrario ingaggiano un corpo a corpo durissimo, fino a tirarne fuori l’anima, l’essenza, la verità. In quattro decenni, Massimo Castri ha collaborato con istituzioni importanti del teatro italiano, che talvolta ha anche diretto: dalla Loggetta, diventata poi Centro Teatrale Bresciano, a Emilia Romagna Teatro, dalla Biennale di Venezia al Teatro Metastasio di Prato, dallo Stabile dell’Umbria allo Stabile di Torino, dal Teatro di Roma allo Stabile di Palermo. Ma soprattutto, Massimo Castri ha restituito al pubblico lo spirito autentico del dramma borghese, facendo dialogare Pirandello e Ibsen in un viaggio che ha toccato le zone più oscure dall’animo e dell’agire umano. A Goldoni, poi – in particolare con la monumentaleTrilogia della villeggiatura – ha tolto le incrostazioni del goldonismo, mentre, affrontando la tragedia greca, ha dato luce ai rapporti tra padri e figli, cucendo fili indissolubili nelle relazioni generazionali. Un percorso concluso con la curiosità per il teatro dell’assurdo, fatto risuonare con lucida originalità. A Massimo Castri, artista tra i più autenticamente internazionali del nostro teatro, va quest’anno il Premio Hystrio alla regia, assegnato alla memoria.

 

 

Premio Hystrio alla drammaturgia

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Fausto Paravidino

 

Stregato dal palcoscenico giovanissimo, oggi trentaseienne, Fausto Paravidino può vantare un curriculum che lo colloca tra le punte di diamante della drammaturgia italiana contemporanea. Anche attore, ad appena 21 anni scrive la sua prima commedia, Trinciapollo. Segue Due fratelli, che gli vale il Premio Riccione-Tondelli e l’Ubu come migliore novità italiana. È l’abbrivio di una carriera folgorante: Natura morta in un fossoLa malattia della famiglia M., ma anche Genova 01 e Noccioline-Peanuts, testi creati nel corso di due fondamentali esperienze londinesi presso il National Theatre e il Royal Court. Esperienze che consolidano il piglio anglosassone della sua scrittura, fatta di dialoghi fulminanti, ma pervasi da una tragicomica malinconia di gusto cecoviano. Costante delle pièce di Paravidino, in cui temi politici si mescolano ad analisi, mai ciniche né compiaciute, del nostro disorientato presente, è la capacità di osservare e descrivere a fondo la contemporaneità e, in particolare, la realtà, misera e frustata, ma anche innocente e ingenua, della provincia italiana. Una poetica approfondita negli ultimi due lavori: il toccante Il diario di Mariapia, dedicato alla lotta contro il cancro coraggiosamente combattuta dalla madre, ed Exit, leggera ma tutt’altro che superficiale radiografia di una coppia in crisi. Il Premio Hystrio alla drammaturgia va quindi a Fausto Paravidino, autore capace di ritrarre con efficacia e umanità un mondo alla deriva sempre in bilico fra tragedia e commedia.

 

 Premio Hystrio-altre muse

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Flavia Mastrella/Antonio Rezza

 

Era ora. Ché troppe volte si è pensato a Flavia Mastrella e Antonio Rezza senza che mai si creasse il momento giusto per premiarli. Succede questa stagione, grazie (anche) a Fratto_X, ultima produzione e fra le più belle, opera matura in cui il lavoro scenografico-performativo del duo ha trovato splendida sintesi. Smussando angoli, guadagnando densità, come già nel precedente 7-14-21-28. Con il pubblico a premiarli in una serie di “tutto esaurito”. Questa l’occasione, forse il pretesto. Visto che questo premio è in realtà il nostro modo di sottolineare il valore di un percorso più che ventennale, sviluppatosi in una grammatica dai tratti unici. Dove la performance s’intreccia con l’arte contemporanea, l’improvvisazione con il meticoloso lavoro scenico-drammaturgico, la provocazione con la capacità di parlare alla gente, la risata con l’orrore. E questo a teatro come al cinema, sugli scaffali delle librerie, perfino sul piccolo schermo. In un rapporto lavorativo senza gerarchie che da sempre vede affiancati i due artisti laziali, anime fra loro diversissime. Dove il carisma, il corpo, la precisione interpretativa di Antonio Rezza, trovano bellezza e ispirazione nelle opere di Flavia Mastrella, all’interno di una necessità reciproca che ne amplifica i rispettivi talenti. A loro un meritatissimo Premio Hystrio-altre muse.

 

 

 

Premio Hystrio-Provincia di Milano

alla

Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli

 

1861. Mentre l’Italia si unisce, la compagnia fondata da Giovanbattista Colla si divide in tre, una per ciascuno dei suoi figli. Nasce così la Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, una delle più affascinanti e longeve avventure del teatro italiano, oggi eccellenza riconosciuta in patria e all’estero. Sono girovaghi, ma ben presto la loro sede diventa Milano, dai primi anni del nuovo secolo fino al 1957 di stanza al Teatro Gerolamo, che tutti speriamo un giorno venga loro restituito. Una ferita ancora aperta, lo sfratto dal teatrino di piazza Beccaria, solo in parte sanata dalla ripresa dell’attività nel 1965 grazie a Eugenio Monti Colla, ultimo discendente della famiglia e ancora oggi anima instancabile e appassionata della compagnia. È una storia unica e infinita, la loro, in cui l’arte si intreccia all’artigianato, la missione civile all’intrattenimento, la poesia al rigore filologico. Un repertorio immenso, un vero e proprio “paese delle meraviglie”, che spazia dal melodramma alla fiaba, dai balletti classici alla letteratura, senza trascurare la rivista, l’operetta, la farsa e i poemi epico-cavallereschi (AidaExcelsiorIl pifferaio magicoIl giro del mondo in 80 giorniI promessi sposi La tempesta, per citare qualche titolo). A tutta la compagnia, che ha saputo rendere la magia realtà e viceversa, un meritatissimo Premio Hystrio-Provincia di Milano.

 

Premio Hystrio-Provincia di Milano

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Comteatro

 

L’Associazione Culturale Comteatro, attiva dal 1982 sotto la direzione artistica di Claudio Orlandini, non è “solo” una compagnia teatrale che produce spettacoli per adulti e ragazzi e organizza la programmazione di alcuni spazi a Corsico, dove ha sede. Comteatro è, infatti, un Centro di Ricerca Teatrale che da sempre propone un modo totale di stare in scena: è luogo di didattica teatrale, ma anche struttura organizzativa che cura importanti progetti ed eventi speciali in collaborazione con le istituzioni presenti sul territorio (Comune di Corsico, Provincia di Milano, Regione Lombardia). Dal 2011, grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia, Comteatro ha contribuito a creare Invito a Teatro in Provincia, “figlio” della celebre rassegna nata a Milano più di trent’anni fa, che coinvolge le compagnie di produzione attive al di fuori di Milano, offrendo al pubblico un calendario di spettacoli diffuso e policentrico. Per l’impegno nella diffusione sul territorio provinciale e metropolitano della cultura teatrale, per la passione, l’entusiasmo e il dinamismo dimostrati in trent’anni di attività, svolta sempre a beneficio delle comunità locali, Comteatro si aggiudica meritatamente il Premio Hystrio-Provincia di Milano.

 

 

Premio Hystrio-Castel dei Mondi

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Anagoor

Negli anni ’90 del Novecento Simone, Marco, Paola frequentano il Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto: è proprio in quegli anni, grazie a una professoressa illuminata, che germina la loro vocazione teatrale. Così, nel 2000, nasce Anagoor che, nel 2007, viene inserito dal festival Operaestatein Piattaforma Teatro Veneto, tra le più significative emersioni teatrali regionali. Da quell’anno si susseguono JeugTempesta e poi l’articolato progetto dedicato a Mariano Fortuny: lavori che esplicitano la particolare poetica della compagnia, ossia la “creazione per immagini”, in cui la parola diviene ancella di costruzioni sceniche fortemente visive e di elaborate e originali partiture musicali. Scenografie, video, costumi, note possiedono, infatti, nei loro spettacoli, una fisicità che sa riempire il palcoscenico e mettere in scena una vera storia. Una poetica articolata, che si nutre di storia dell’arte, filosofia, letteratura, e che si è ulteriormente sviluppata nell’ultimo lavoro di Anagoor, L.I. Lingua Imperi, una coinvolgente riflessione sulla sopraffazione dell’uomo sull’uomo, testimonianza della maturità artistica raggiunta dalla compagnia. Per queste ragioni Anagoor si aggiudica il Premio Hystrio-Castel dei Mondi, teso a evidenziare il fruttuoso e originale cammino artistico di una giovane realtà della scena.

 

Premio Hystrio-Teatro a Corte

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Zerogrammi

 La coerenza e l’originalità di un percorso creativo rigoroso e inventivo. Questo si vuole riconoscere alla compagnia Zerogrammi, formata dai danzatori e coreografi pugliesi Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea. La calviniana leggerezza cui allude il nome della compagnia, da alcuni anni di stanza a Torino, è l’obiettivo cui tende la ricerca del duo. Zerogrammi – anche il titolo del loro primo spettacolo, del 2006 – allude a una leggerezza che non si traduce in superficialità bensì nella volontà di fare della danza un linguaggio comprensibile che sappia, pur preservando la sua natura astratta, tutelare il fondamentale rapporto con il pubblico. Ecco allora una serie di spettacoli che accolgono suggestioni e ispirazioni dai mondi più diversi: le tradizioni pugliesi in Inri e in Mappugghje, così come la tragedia greca in Pasto nudo e Punto di fuga. Letteratura e filosofia, tradizioni popolari e quotidianità: Zerogrammi parte dalle esperienze e dalle letture personali per ideare spettacoli originali e taglienti, ironici e intensi. Lavori contraddistinti da un’accurata operazione di sottrazione alla ricerca di quella fluidità e leggerezza che ne garantiscano necessità ed espressività. Costanti di un percorso artistico per cui viene assegnato alla compagnia il Premio Hystrio-Teatro a Corte.

 

 

Premio Hystrio alla Vocazione 2013

Dopo accurata valutazione dei 74 partecipanti alle selezioni finali, la giuria – composta da Marco Bernardi, Ferdinando Bruni, Fabrizio Caleffi, Claudia Cannella, Monica Conti, Arturo Cirillo, Jurij Ferrini, Andrea Paolucci, Mario Perrotta, Carmelo Rifici, Gilberto Santini e Serena Sinigaglia – ha deciso all’unanimità di assegnare il Premio Hystrio alla Vocazione 2013 agli attoriMarta Pizzigallo diplomata alla scuola Alessandra Galante Garrone di Bologna, e a Davide Paciolla, diplomato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano.

Queste le motivazioni:

Premio all’interpretazione femminile a Marta Pizzigallo, tarantina di nascita, bolognese di formazione e milanese di adozione, Marta ha saputo fondere grande personalità, doti tecniche mature, intensità, ironia e autoironia. Ha conquistato la giuria con la sua sorprendente capacità di giocare su tutti i registri interpretativi, dalla grottesca umanità dell’almodovariana Patty Diphusa al tragico neorealismo della pescivendola di Cavosi per concludere con la raffinata performance canoraI just make love to you di Etta James.

Premio all’interpretazione maschile a Davide Paciolla. Napoletano di nascita, ha saputo mettersi in gioco su più piani, intrecciando la formazione istituzionale ricevuta alla scuola del Piccolo Teatro di Milano con un percorso personale di attore e di autore. Nel gaberiano Cosa mi sono perso in un caleidoscopio di dialetti che non cadono mai nella macchietta ha dimostrato doti di virtuosismo istrionico ritmo e leggerezza. E con analoga padronanza di mezzi ha affrontato con bella energia il ruolo di Valerio in Tartufo di Molière e con garbata sensibilità Ninna nanna della guerra di Trilussa.

Accanto ai vincitori, la giuria ha ritenuto opportuno segnalare, per le loro convincenti performance e per l’efficacia dei brani proposti:

Silvia D’Amico diplomata all’Accademia Silvio D’Amico di Roma, per i brani tratti da La parrucca di Natalia Ginzburg, per la Serata a Colono di Elsa Morante e per la canzone Io che amo solo te di Sergio Endrigo.

Antonio Gargiulo napoletano, diplomato alla scuola Paolo Grassi di Milano, per i brani tratti da Occhi gettati di Enzo Moscato, Misantropo di Molière e La ragazza Carla di Elio Pagliarani.

Chiara Leoncini, diplomata alla scuola Paolo Grassi di Milano, per i brani tratti da Perché John Lennon porta la gonna di Claire Dowie e da La morte della Piziadi Friedrich Dürrenmatt e per la poesia  Questo non è essere morti di Antonia Pozzi.

 

Premio Hystrio-Occhi di Scena 2013

Le motivazioni

La giuria – composta da Massimo Agus (fotografo), Rossella Bertolazzi (direttore IED Visual Communication), Maurizio Buscarino (fotografo), Claudia Cannella (direttore di Hystrio), Luigi De Angelis/Fanny & Alexander (regista), Silvia Lelli (fotografa), Andrea Messana (fotografo) e Roberta Reineke (photo-editor Rolling Stone Magazine) – ha selezionato 3 finalisti (Luca Piomboni, Dalila Romeo e Valentina Zanzi) per poi attribuire il Premio Hystrio-Occhi di Scena 2013 a Luca Piomboni con la seguente motivazione:

Premio a Luca Piomboni per il lavoro Actors & co.

«I ritratti che Luca Piomboni ha scattato agli attori della Compagnia Teatro Popolare di Sansepolcro sono caratterizzati da una regia semplice e chiara, capace di far emergere nell’immagine le caratteristiche della teatralità e della finzione e l’ambiguità del gioco teatrale tra persone e personaggi. Sono attori non professionisti, sono facce e persone che incontriamo tutti i giorni, e l’obiettivo di Piomboni, con la sua valenza di gioco e di verità, ce li riconsegna come interpreti capaci di coniugare la loro autentica umanità con i personaggi immaginari del loro teatro».

Sono state inoltre segnalate:

Dalila Romeo per il lavoro Esplosioni di vita

«Dalila Romeo ha saputo catturare nei suoi scatti la forza emozionale del gesto teatrale. Nelle sue immagini dimostra una grande attenzione e sensibilità nell’utilizzare la luce teatrale e nell’indirizzarla verso un fine espressivo e interpretativo».

Valentina Zanzi per il lavoro (trilogia della città di b.)_labirinti

«I ritratti che Valentina Zanzi ha scattato ai lavoratori dell’Opera Nazionale di Bucarest offrono un interessante percorso nella ricerca della rappresentazione del rapporto tra le persone e l’ambiente fisico e psicologico in cui si trovano a operare».

Il vincitore avrà diritto alla partecipazione gratuita a due moduli del Corso di Formazione Avanzata di Fotografia organizzato presso IED Milano da febbraio a novembre 2014, mentre alle due segnalate andrà una borsa-lavoro per realizzare un reportage ciascuna su due produzioni del Teatrino dei Fondi/Titivillus Mostre Editoria. Per tutti i tre finalisti è prevista la pubblicazione del proprio lavoro su un catalogo edito da Titivillus, un’esposizione collettiva nell’ambito del Premio Hystrio e al Teatrino dei Fondi di San Miniato (novembre 2013-gennaio 2014).

 

 

Premio Hystrio-Scritture di Scena 

Le motivazioni

 

La Giuria del Premio Hystrio-Scritture di Scena – composta da Antonio Latella (presidente), Fabrizio Caleffi, Claudia Cannella, Renato Gabrielli, Domenico Rigotti, Roberto Rizzente e Diego Vincenti -, dopo ampia e minuziosa valutazione dei 57 copioni in concorso, ha assegnato il Premio Hystrio-Scritture di Scena per l’edizione 2013 a:

 

J.T.B. di Lorenzo Garozzo, partitura drammaturgica di grande originalità, il cui autore è riuscito nell’impresa di dare emblematico carisma a un protagonista sempre assente, sottratto alla vista degli spettatori, evocato soltanto dall’alternarsi delle voci di personaggi a lui vicini oppure lontanissimi, accomunati da un bisogno quasi compulsivo, ossessivo di parlare di lui. Questa parabola spietata, per nulla banale e tantomeno moralistica, rispecchia il disagio sociale dei nostri giorni mettendo nel mirino il  culto della celebrità, che rivela e al tempo stesso esaspera il vuoto delle relazioni. Il solipsismo dei personaggi è ulteriormente  rafforzato dalla coerente rinuncia allo strumento del dialogo. La narrazione procede dunque, consequenziale e avvincente, attraverso una serie di monologhi concatenati. Ma l’anti-teatralità di J.T.B. è solo apparente: all’interno di ogni lunga battuta emergono di continuo dinamismo e possibilità di conflitto, grazie a un linguaggio vario, mimetico, credibilmente radicato nella quotidianità ma non appiattito sul naturalismo. Una sfida registica non facile, che speriamo venga raccolta quanto prima.

 

La giuria ha poi deciso di segnalare altri due testi di notevole qualità:

 

I saburchi di Fabio Chiriatti, per la solidità dell’impianto drammaturgico e per la bella invenzione di una lingua teatrale che ibrida fantasiosamente italiano e dialetto, efficace soprattutto nel dare intensa credibilità alla protagonista Lamara, transessuale di 54 anni, eroina e martire al centro di un mondo dalle tinte vagamente fassbinderiane.

 

Visita alla mamma di Margarita Egorova, per il coraggio e la coerenza con cui l’autrice si ispira, senza scimmiottarla, alla grammatica teatrale del grande dramma borghese. Ambientata in Russia negli anni 2000, la vicenda familiare di Visita alla mamma si snoda in due atti dalla struttura impeccabile e i suoi personaggi sono ben delineati in chiave naturalistica. Un debutto ambizioso, che fa ben sperare.