La cronaca 2015

I migliori anni (zero in condotta) cronache della Vocazione,
25a edizione

di Fabrizio Sebastian Caleffi e Ilaria Angelone

 

Gli anni migliori della nostra vita son quelli ricordati: anche questa estate 2015 si appresta a diventare una delle estati migliori della nostra vita. Raccontiamola con la cronaca dei giorni della Vocazione, 25a edizione. Primo quarto di secolo festeggiato, tra l’altro, con l’istituzione di un nuovo riconoscimento destinato allo start up interpretativo più promettente, intitolato al fondatore Ugo Ronfani. Assegnato per la prima volta a Gloria Carovana, 20 anni. Via con la breve storia-souvenir.

Correva a Milano l’anno dell’Expo. Correvano quella domenica di giugno in corso Buenos Aires evocative auto d’epoca: la Topolino blu pavone, la Mg rossa, la Mini. E quella era la stagione dei migliori anni della vita teatrale milanese. Quando i cartelloni e le “prime” avevano la stessa rilevanza che ha ora, poniamo, il Salone del Mobile. E la mondanità di una season londinese ai tempi di Elisabetta ancor giovane regina, sovrana sì longeva che qualcuno è convinto sia la stessa Elisabetta che ha avuto a che ridire con Maria Stuarda. L’edizione numero 25, che stava per concludersi trionfalmente nella sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini, era cominciata nel solito modo, seppur in modo insolito, con le pre-selezioni.

 

Chi è di scena

Milano, Scuola Teatri Possibili: ascoltavamo gli iscritti che avevano scelto la sede milanese delle audizioni, questa volta indifferenziati rispetto alla formazione dichiarata, accademica o altra. Una quarantina, tra Milano e Roma, sarebbero stati ammessi ai tre giorni finali all’Elfo Puccini. Clima disteso, buona qualità media, tra cui spiccano un sardo d’azione che risponde al nome di Valentino Mannias e Roberta De Stefano, una enterteiner di origine cosentina dagli imponenti mezzi fisici e vocali. Poi ci trasferiamo nella Capitale.

A Roma, cinque giornate piene, ospiti degli amici del Teatro Tordinona, per i primi due giorni, e del Teatro Argot Studio per gli altri tre. A Roma, quest’anno, se ne sono iscritti di più. Quasi cento. Da Roma, dalla Sicilia, da Napoli, dalla Puglia, che abbiano o meno una scuola alle spalle, come a Milano, sono convinti, preparati, decisi, chi solo, chi in compagnia, chi in semplice tuta nera, chi si porta un guardaroba intero, chi addirittura un letto pieghevole. Sfilano Beckett, Shakespeare, Berkoff. Si fanno notare una giovanissima Gloria Carovana, cantando Barbara Song e un Gabriele Paolocà inquietante nemico del popolo armato di parole e fucile ad acqua. Faranno strada. La scelta è difficile e i giurati ragionano e discutono, valutano e soppesano, ma alla fine la rosa è pronta.

Milano, Teatro Elfo Puccini, Sala Bausch, venerdì 19 giugno: ecco i 42 selezionati. E la giuria, che si ritrova con rinnovata allegria. Candidati dall’emozione palpabile, prima mattinata un po’ di routine, pomeriggio in crescita; il secondo round del sabato è più eccitante e i magnifici 8 della finalissima vengono scelti non senza le inevitabili, talvolta bellicose divergenze di opinione e valutazione. Con qualche entrata da partita assai maschia, a gamba tesa, ai limiti del regolamento o da cartellino giallo.

 

Partecipare e vincere

Intanto, fra una giornata e l’altra delle audizioni, ci godiamo due preziosi regali: la mise en espace di Farfalle, vincitore del Premio Scritture di Scena, del giovane drammaturgo Emanuele Aldrovandi. Un testo crudele e intenso portato in scena con notevole perizia da Sabrina Sinatti, regista, e da Maria Pilar Perez Aspa e Matilde Facheris.

Il secondo dono ce lo porta Mario Perrotta, che fa, solo per noi e il nostro pubblico, il suo Milite ignoto – quindicidiciotto, settanta minuti di emozione pura dove, da solo in scena, ci conduce nel fango delle trincee, in mezzo all’insensato dolore di tutti gli italiani e delle loro mille lingue mescolate insieme di una patria ancora tutta da inventare.

Domenica è la giornata degli attori: challenge e classifica finale. Comincia Sebastiano Bottari, che non convince completamente, al contrario della ventenne Gloria Carovana che procede spedita verso il Premio Ronfani. Colpo di scena: Roberta De Stefano, colta da crampi psicologici e a disagio per una insidiosa marcatura a zona, si affloscia, s’accascia. Recupererà alla grande, durante la serata delle premiazioni, con la sua trascinante esibizione da segnalata, come Gilberto Giuliani, che si dimostra reattivo alle indicazioni provenienti dalla panchina… pardon dalla platea. La Giusy (alias Giusy Emanuela Iannone), come la chiameremmo qui al nord, è a un passo dalla qualificazione… dalla segnalazione insomma, ma incappa in qualche passo falso con la Cesira di Manlio Santanelli, versione in minore della Ciociara moraviana. Seguono Valentino Mannias e Gabriele Paolocà, che, con stile diverso, ma parimenti ammirevole determinazione, vanno caparbiamente in gol, legittimando la vittoria finale. Chiude Marco Rizzo, che quanto prima si aggiudicherà una maglia da titolare, affinando il suo talento.

Tutti saliranno sul palcoscenico della Sala Shakespeare, per essere applauditi insieme agli artisti “seniores”, Massimo Popolizio (Premio all’interpretazione), Mimmo Borrelli (Premio alla drammaturgia), Serena Sinigaglia (Premio alla regia), Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (Premio Twister, assegnato dal pubblico al migliore spettacolo della stagione, per Il vizio dell’arte di Alan Bennett), Renato Cuocolo e Roberta Bosetti (Premio altre muse), Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti per Carrozzeria Orfeo (Premio Hystrio-Castel dei Mondi) e Ambra Senatore (Premio Hystrio-Teatro Piemonte Europa). Tutti a ricevere il loro meritato riconoscimento, con la benedizione di Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, che ha salutato tutti in apertura di serata. E fra artisti giovani e già affermati, una nota a parte merita l’inedita collaborazione inaugurata quest’anno dal Premio Hystrio con il Premio Mariangela Melato, che l’omonima associazione assegna a due giovani attori di talento, già distintisi sulle scene. Edizione numero due, in cui Anna Melato, sorella dell’attrice scomparsa, premia Camilla Semino Favro e Fausto Cabra. Una collaborazione, questa, che ci rende particolarmente felici. Scorrano ora – con i titoli di coda e le considerazioni “dal palco” di Lady Cannella, che ha elegantemente condotto la serata finale delle premiazioni insieme a un Mario Perrotta sempre più in parte – le immagini di una festa che trova la sua ragion d’essere nel mettere, almeno per una notte, gli aspiranti attori e drammaturghi in piena luce della ribalta sotto i riflettori del teatro reale, così irreale, tanto surreale e comunque irrinunciabile. L’importante, ragazzi, è di non essere disciplinati, allineati, omologati: un bello zero in condotta vi conduce ai camerini della gioia. E, comunque vada: champagne! ★